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I trend che stanno cambiando il mondo del lavoro IT

Le aziende devono rispondere a una mancanza di competenze nei settori più tecnologici, unendo flessibilità e team coesi. Non è sempre semplice.

Autore: Redazione ImpresacityCity

Il mondo del lavoro IT italiano non è ovviamente quello della Silicon Valley, alcune tendenze che si stanno affermando negli Stati Uniti finiranno però per fare scuola anche da noi. Un po' perché questi trend si stanno manifestando nelle grandi multinazionali che operano a livello globale, quindi anche in Italia, un po' perché sono espressione di una evoluzione economico-culturale che riguarda tutti.

L'elemento di spicco segnalato da molti osservatori è la crisi di crescita della cosiddetta "gig economy": affidare molti compiti IT a collaboratori esterni che ruotano intorno a poche specifiche risorse interne. Anche le imprese che hanno spinto verso questo modello flessibile si stanno rendono conto che ha i suoi svantaggi. La precarietà dei collaboratori non significa solo poca motivazione per loro, ma anche una incertezza per l'azienda che non sa se potrà sempre contare su un livello di risorse esterne adeguato, sia numericamente sia per le competenze che porta.

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Ma si tratta come accennato di una crisi di crescita, non di una inversione di tendenza. Il modello della "blended workforce" resta quello più apprezzato delle imprese anche in campo IT. Le evoluzioni che potrà vedere sono soprattutto negli strumenti di collaborazione che facilitano la gestione di team IT suddivisi fra personale interno ed esterno, dai chatbot agli assistenti virtuali.

La collaborazione serve anche perché molte grandi imprese stanno rivalutando il concetto del "lavoro ovunque" per le risorse IT interne. Tutto ciò che permette di lavorare in mobilità e sul campo è ancora molto apprezzato, ma ha perso fascino l'idea del telelavoro istituzionalizzato in senso classico. La flessibilità va bene, cioè, però molte imprese trovano che i team IT (e non solo) siano più coesi e produttivi se passano insieme la maggior parte del tempo lavorativo. Per questo anche grandi nomi come IBM stanno riportando "dentro" lavoratori abituati a operare sempre fuori sede.

Questione di competenze


Temi organizzativi a parte, un altro elemento di spicco nello sviluppo dell'occupazione IT è la difficoltà a trovare risorse con le competenze tecnologiche adeguate. Questo deriva dal fatto che ci troviamo in una fase di forte evoluzione tecnologica in cui gli skill potenzialmente necessari sono molti e molto diversi fra loro. Inoltre stanno assumendo sempre maggiore importanza i "soft skill": capacità comunicative, lavoro di gruppo, problem solving e via dicendo.

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La risposta a questa mancanza di competenze non può essere solo una ricerca più intensa di risorse esterne, che comunque non sono abbastanza. Le aziende quindi stanno puntando al (re)training dei dipendenti per fornire loro gli skill necessari. Un elemento positivo che permette una crescita personale e auspicabilmente anche in azienda. A patto di essere non proprio dei tuttologi tecnologici ma quantomeno piuttosto versatili.

Anche i processi di recruiting in generale stanno cambiando, sulla spinta dell'arrivo di una nuova forza lavoro - i citatissimi Millennials - e della palese lentezza dei processi di selezione tradizionale. Le piattaforme tecnologiche di HR e recruiting stanno integrando elementi di intelligenza artificiale che facciano un primo screening dei candidati e identifichino quelli veramente indicati per le posizioni aperte. Può non piacere a tutti, ma viene considerato il modo migliore per snellire le selezioni, non lasciare nessuno nel limbo senza una risposta per settimane e permettere ai selezionatori di concentrarsi sui candidati più promettenti.
Pubblicato il: 20/09/2017

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