Analytics, il motore del cambiamento secondo Sas

Analytics, il motore del cambiamento secondo Sas

Il cammino dei dati, dalla storica business intelligence, sta evolvendo ora verso l’intelligenza artificiale e il vendor si propone come riferimento per le aziende data-driven.

di: Roberto Bonino del 10/05/2017 17:13

Big Data & Analytics
 
Sono ormai alcuni anni che Sas impronta la propria strategia sul tema degli analytics, cercando di far capire alle aziende come non basti accumulare dati per produrre intelligenza e, quindi, un vero valore di business, ma occorra analizzarli ed estrarre le informazioni utili a prendere decisioni rapide ed efficaci. Il Sas Forum ha enfatizzato questo concetto, ribadito soprattutto da Marco Icardi, country manager della filiale italiana: “Gli analytics sono il motore del cambiamento per le imprese e i dati sono il carburante. Noi vogliamo essere un fattore di questo cambiamento, con i sessanta partner che lavorano sul territorio e una tecnologia come Viya a fare da piattaforma abilitante aperta e disponibile anche per chi vuole costruire servizi da proporre alla propria clientela”.
Il tema non è nuovo di per sé, ma nell’ultimo periodo si è allargato all’intelligenza artificiale e al machine learning per potenziare e velocizzare le capacità di analisi, creando nuove opportunità. D’altra parte, Sas è una realtà che ha saputo adeguarsi per termpo al cambiamento, partendo oltre quarant’anni fa con un software indirizzato alla statistica, un antesignano modello di vendita a canone annuo e un fatturato, nel primo anno, di 138mila dollari. Nel 2016, dopo un’evoluzione passata per la business intelligence e la data visualization, il volume d’affari ha raggiunto i 3,2 miliardi di dollari, con 83mila clienti nel mondo e oltre 14mila dipendenti. 

Il presente di Viya e gli sviluppi cloud

Il percorso evolutivo è tuttora in corso e sta portando l’azienda a integrare funzionalità di machine learning, gestione dell’IoT, Event Stream Processing o acquisizione di dati in tempo reale, in una proposizione che, al classico modello on premise, ha affiancato non solo il puro cloud, ma anche l’innovativa formula Results-as-a-Service, con un mix di tecnologia ed expertise in grado di fornire risposte basate sui dati ad aziende che possono anche non conoscere alcunché del software Sas: “Le ricerche dicono che nei prossimi due anni il 67% delle applicazioni utilizzate saranno cloud e il 40% dei nuovi progetti conterrà intelligenza artificiale – ha sottolineato Icardi -. Le tecnologie devono aiutare l’uomo a prendere rapidamente le decisioni corrette, in supporto a capacità già presenti e allo spirito innovativo, che ci ha portato a partecipare al progetto Digital Innovation Hub, in collaborazione con università e Pubblica Amministrazione in Italia”.
A Icardi fa eco il vicepresidente e Cto di Sas, Oliver Schabenberger: “I dati senza strumenti analitici costituiscono valore non raccolto. Noi vogliamo che questi strumenti siano accessibili a chiunque, a prescindere dal suo livello di competenza”. Per fare in modo che la propria tecnologia si integrata nel maggior numero di luoghi possibili, la società sta investendo in prodotti che siano meno complicati da utilizzare, a cominciare da Viya, una piattaforma cloud-based lanciata lo sorso anno come stensione di Sas 9 e progettata proprio per rendere più accessibili gli analytics. Attraverso Api e il supporto di differenti linguaggi di programmazione, essa estende la capacità di discovery interattiva, reporting, statistiche, data mining, machine learning, streaming data analytics, forecasting, ottimizzazione ed econometria. 

Il futuro del deep learning e del riconoscimento vocale

Numerosi sono anche i fronti di sviluppo in corso, con effetti attesi già a breve termine. Al momento, per esempio, Sas sta lavorando molto sul fronte del deep learning, soprattutto in direzione del riconoscimento di testi e immagini, oltre che sulle Gpu presenti nei computer, per reindirizzare parte della loro potenza verso le elaborazioni analitiche. Schabenberger ha accennato allo sviluppo in corso di un controllo vocale per il proprio software attraverso Amazon Alexa e una rete neurale speech-to-text, che dovrebbe essere pronta per l’autunno.
Le applicazioni su questi nuovi fronti possono essere le più disparate, come ha dimostrato Neil Harbisson, daltonico dalla nascita, che si è impiantato letteralmente un chip nel cervello (con tanto di inquietante antenna che gli spunta dalla testa) e ora non solo distingue i colori associandoli a suoni, ma è diventato produttore di musica e artista sfruttando l’intelligenza della tecnologia e del software che la governa. Lo stesso Schabenberger ha parlato di sviluppi legati non solo all’automazione di compiti fino a oggi tipicamente umani, ma anche di quella che ha definito “Intelligence of Things, con dispositivi di tipo wearable, che possono studiare il comportamento del corpo umano”.
Il futuro, per quanto affascinante nelle sue prospettive, non deve naturalmente oscurare le esigenze concrete delle aziende di oggi e i risultati che già si possono ottenere con l’uso degli strumenti analitici. Fabio Sbianchi, fondatore e Ceo di Octo Telematics, ha raccontato come la tecnologia sta rivoluzionando il mondo delle assicurazioni per le auto: “Non si può più lavorare su dati statici, ma su elementi come la condotta di guida degli assicurati o la frequenza dei loro viaggi per costruire le polizze più corrette e remunerative. Black box installate sulle auto e software di risk assessment attraverso gli smartphone forniscono già informazioni in questa direzione, ma le connected car sono già il futuro dietro l’angolo e noi, con piattaforme IoT avanzate, siamo già in grado di raccogliere dati e analizzarli. Con questi sviluppi, in tre anni abbiamo raddoppiato il numero di clienti”.
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