Reply, la fabbrica del software per la data economy

Reply, la fabbrica del software per la data economy

Nel corso degli anni l'azienda ha dato vita a un vero e proprio laboratorio per la creazione e sviluppo di tecnologie e soluzioni abilitanti l'economia digitale

di: Alessandro Andriolo del 06/07/2017 15:19

Big Data & Analytics
 
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Reply è ormai diventato un vero e proprio laboratorio per la creazione e sviluppo di tecnologie e soluzioni abilitanti l'economia digitale. La conferma è arrivata da quanto raccontato nel corso di Xchange, l'evento annuale in cui l'azienda si confronta con clienti e partner.

Lo spettro applicativo su cui lavora Reply è molto ampio. Si passa dalla blockchain - framework architetturale che ha la capacità di disintermediare qualunque processo regolato oggi centralmente da una Trusted Third-Party - alla cyber security, dal marketing digitale all'Industria 4.0. Iniziative che, pur andando a collocarsi in contesti i più diversi, sono animate da una stessa logica: l'utilizzo avanzato dei dati.

I progetti che bollono in pentola all’interno della società torinese sono diversi: alcuni sono già stati proposti negli anni passati e sono quindi ormai rodati, mentre altri si trovano ancora in una fase embrionale. Fra i più interessanti spiccano gli smart contract su tecnologia blockchain. Definito da Reply come un acceleratore di business, l’uso dei registri distribuiti per la certificazione di informazioni rappresenta un elemento interessante per diversi settori: bancario, assicurativo, sanitario, energetico e così via. La proposizione di Reply si compone di diversi acceleratori, da Ballotchain per consentire lo svolgimento di una votazione online con le stesse garanzie di una pubblica elezione, a Insurechain, che permette di automatizzare i calcoli dei premi, la gestione degli accertamenti e la liquidazione per alcune tipologie di sinistri basandosi sulla catena a blocchi Ethereum.

In ambito Industry 4.0, invece, spazio a Brick Reply, che unisce la potenza del cloud (di Microsoft Azure, in questo caso) a quella dei chatbot. In caso di problemi agli impianti di produzione il responsabile di linea può inviare messaggi scritti e vocali al conversatore automatico, che interagisce con le macchine per completare l’operazione richiesta. Monitorando nel frattempo i tempi di risposta dei sistemi per intervenire in tempi più rapidi. La manutenzione predittiva è in prima linea anche nel progetto portato avanti da Reply con Grohe. L’azienda di sanitari ha scelto la società italiana per un’iniziativa Internet of Things che ha avuto come risultato finale la creazione di una piattaforma IoT su cloud Amazon Web Services per gestire un sistema completo di sicurezza contro le perdite d'acqua domestiche.

L’Internet delle cose trova posto ovviamente anche nel retail e nella grande distribuzione, prendendo forma negli scaffali intelligenti mostrati durante Xchange. Le slitte che compongono i ripiani sono collegate a una serie di sensori, in modo da inviare alert quasi in tempo reale a dipendenti e gestori: quando il prodotto termina diventa più facile rifornire lo scaffale, riducendo così il rischio di introiti mancati.L’IoT sembra essere uno dei settori su cui Reply sta puntando di più. Non a caso pochi giorni fa ha annunciato, tramite il proprio braccio finanziario Breed, di aver investito nella 18esima startup che si occupa di Internet of Things (We Predict).

L’unione sempre più profonda fra uomo e macchine è stata al centro dell’intervento di Daniela Rus, prima donna a dirigere il laboratorio di scienze informatiche e intelligenza artificiale (Csail) del prestigioso Mit. Durante la sessione plenaria dell’evento di Reply, Rus ha sottolineato fra le altre cose come la collaborazione fra cervello biologico e artificiale possa ridurre allo 0,5 per cento il tasso di errore nella diagnosi oncologica: prese separatamente, l’intelligenza umana e quella delle macchine arrivano a percentuali di fallimento molto maggiori.

La ricercatrice ha ripercorso velocemente la storia dell’Ai: di sistemi di apprendimento automatico si parlava già decine di anni fa. Nel 1970, ad esempio, per allenare le macchine si ricorreva a una sola fotografia, mentre nel 2010 Imagenet, uno dei principali database visuali al mondo, ne contiene 10 milioni, che equivalgono al numero di immagini viste da un ambino di un anno. L’intelligenza artificiale (e questo lo sostiene anche Reply) non ammazzerà il lavoro dell’uomo, in particolar modo quello più creativo, ma lo sosterrà nei compiti più gravosi dal punto di vista cognitivo. Dando un impulso all’economia decisamente maggiore di altre ambiti, come le energie rinnovabili o lo sviluppo di nuovi materiali.
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