Vmware, la piattaforma NFV per il data center 5G

Vmware, la piattaforma NFV per il data center 5G

Per il Ceo Pat Gelsinger, 5G-NFV diventa un binomio inscindibile. Tutti gli operatori focalizzati sulla creazione di nuova infrastruttura si misureranno con questa tecnologia

di: Piero Macrì del 02/03/2017 16:33

Cloud Computing
 
Management, sicurezza, controllo e automazione delle infrastrutture. Le attività su cui si focalizza Vmware - ovvero la definizione degli elementi che assicurano la messa in esercizio e fruizione delle soluzioni, applicazioni e servizi, ormai progressivamente associati al cloud pubblico e privato - sta vivendo nuove opportunità di evoluzione e cambiamento. La virtualizzazione che ha progressivamente interessato gli strati infrastrutturali del data center d’impresa - inizialmente a livello server per poi estendersi allo storage e, in ultimo, al networking - è ora una tecnologia che crea le premesse di cambiamento dell’industria delle telecomunicazioni.

dsc-3170-2.jpg“Un cambiamento epocale”, dice il Ceo Pat Gelsinger, di passaggio a Milano reduce dal Mobile World Congress di Barcellona. "Significa andare a modificare infrastrutture legacy ponendo le basi per un diverso modello di business basato sulla convergenza con il mondo del data center”. Per analogia significa percorrere la stessa strada che ha interessato l’evoluzione in una prospettiva software defined dell’ambiente d’impresa, che nel mondo telco viene declinata nella logica Network Function Virtualization (NFV)”.

Tecnologie abilitanti le infrastrutture cloud  d’impresa e di telecomunicazioni, mediate da Communication Service Provider (Csp), dovranno sostenere progressivamente la sempre più marcata affermazione della componente mobile e dell’Internet of Things. “Nel 2020 si prevede che il numero di dispositivi di derivazione IoT superaranno quelli tradizionali", dice Gelsinger. Una tendenza che si stima possa poi avere un’ulteriore accelerazione negli anni successivi, tant’è vero che nel 2025 si prevedeche questo rapporto sia destinato a crescere esponenzialmente.

Tutti fattori evolutivi che secondo Vmware determinano la necessità di mettere a punto infrastrutture con un grado di sicurezza più elevato. Esigenza che Gelsinger ritiene possa essere adeguatamente soddisfatta con nuovi modelli infrastrutturali che permettono di adottare una protezione multi-segmento, isolando e preservando la sicurezza di ciascuno di essi. Significa, in buona sostanza elevare la capacità di progettare ambienti più sicuri dove la logica di protezione è emebdded nelle architetture software.

Gelsinger considera il 5G il cantiere su cui i Csp misureranno i vantaggi della virtualizzazione grazie all’adozione di piattaforme NFV. Sarà un processo gruaduale. "E’ verosimile attendersi nel breve periodo implementazioni limitate". Di fatto, è un percorso che Gelsinger pensa possa andare di pari passo all’adozione del 5G, il cui varo definitivo è atteso per il 2020, anno in cui Vmware, in partnership con Atos, sarà peraltro fornitore delle tecnologie 5G che verranno utilizzate alle olimpiadi di Tokyo.

Per Gelsinger, 5G – NFV diventa un binomio inscindibile. “Tutti gli operatori che affronteranno la creazione di infrastruttura mobile di nuova generazione si dovranno misurare in questi termini”. 45 al momento i CSP che vedono Vmware coinvolta, a livello globale, nella definizione di ambienti NFV. “La velocità con cui avanzeranno i progetti dipende da una molteplicità di fattori. Sicuramente i Paesi emergenti, che hanno basato la creazione di nuova infrastruttura di comunicazione partendo dal mobile, si trovano in una posizione privilegiata poiché non hanno vincoli legacy. Ma la corsa al 5G-NFV vedrà coinvolte, a diverse velocità, tutti i player”.

Quale il contributo della comunità open source nel percorso di costruzione, ottimizzazione e consolidamentto della piattaforma NFV? A questa domanda Gelsinger risponde che, “Sì, è certamente utile e opportuno integrare codice open source, vedi OpenStack, ma il tutto deve essere calato all’interno dell’architettura Vmware. E’ il solo modo che permette di avere un’infrastruttura resiliente, scalabile e robusta, adeguata alle sfide con cui si confrontano i service provider”.
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