Red Hat guida la transizione al cloud ibrido

Red Hat guida la transizione al cloud ibrido

L'open source si conferma l'elemento strategico per intraprendere un percorso di estensione delle infrastrutture coerente con esigenze di trasformazione digitale. Intervsta a Michel Isnard, VP Sales Emea di Red Hat

di: Piero Macrì del 24/05/2017 11:57

Enterprise Management
 
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“La nostra strategia e visione improntata all’hybrid cloud è perfettamente allineata alle dinamiche del mercato. Settimana dopo settimana, mese dopo mese il cloud ibrido si dimostra essere la via intrapresa dalle aziende per la digital transformation”. E’ quanto afferma Michel Isnard, VP Sales Emea di Red Hat incontrato in questi giorni a Milano. “Sempre più aziende si rivolgono all’open source", aggiunge. "E questa è una conseguenza diretta del processo di innovazione che ha contraddistinto l’evoluzione di questo settore. E' nell'open source che avvengono oggi le più importanti innovazioni”.

L’ottimismo di Isnard è confermato dall’andamento dei risultati del fiscal year 2017 terminato il febbraio scorso e concluso con una crescita di fatturato del 18% per un valore complessivo di 2,4 miliardi di dollari. L’area Emea ha avuto una performance superiore a quella del mercato americano, + 18% contro 15%. In questo contesto l’importanza dei partner nella generazione di fatturato non accenna a diminuire ed è in costante crescita: nell’ultimo trimestre la contribuzione dell’indiretta è stata infatti del 69%.

In prima linea l'Italia, che rientra nelle top five dell'area Emea. "L'Italia è un paese che continua ad esprimere performance di tutto rilievo, dice Isnard E' nostra intenzione continuare a investire assumendo nuove persone con skill e competenze soprattutto legate alle tecnologie emergenti; continuare altresì a  consolidare l'ecosistema di partner sviluppando iniziative focalizzate. I risultati e l'esperienza acquisita dal team italiano è stata fondamentale nell'espansione del mercato in Europa, tanto è vero che il country manager Gianni Anguillletti ha ora assunto anche la responsabilità  delle nostre attività in Turchia, Grecia, Israele, Cipro e Malta".

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Secondo le più recenti analisi il 94% delle aziende ha iniziato un percorso verso una qualche forma di cloud technology, una transizione che vede l’open source sia come elemento per raggiungere una maggiore efficienza dell’esistente infrastruttura fisica e virtualizzata, sia come elemento fondante l’approntamento di nuova infrastruttura software defined. “Per noi significa da una parte prendersi cura dell’infrastruttura esistente, introducendo elementi di ottimizzazione e automazione, dall’altra mettere in atto tutti quei meccanismi per abilitare l’innovazione. In definitiva quello che vogliamo è assicurare ai clienti il meglio dei due mondi, on premise e off premise. Credo sia questo il motivo del successo raggiunto".

I mattoni attorno a cui è modellata la strategia del big vendor open source sono Red Hat Enterprise Linux (RHEL), Red Hat OpenStack, Red Hat OpenShift. “Abbiamo avuto molto successo nella dimensione Linux e continuiamo a prestare una forte attenzione su questa parte del business, ma nel corso degli ultimi ann,i e con sempre maggiore forza, l’attenzione è oggi riposta su quello che noi definiamo come emerging technologies, vale a dire cloud, management and automation solutions, middleware a application development", una dimensione, quest’ultima, che nell’ultimo quarter 2017 è cresciuta del 40% (vedi grafico).

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La solidità di questa strategia è peraltro confermata dai dati relativi ai più importanti contratti che Red Hat ha in essere, rinnovati a un valore del 20% superiore a quello dell’anno precedente. "Dato - dice Isnard -  che  conferma la volontà di queste aziende di estendere l’investimento in Red Hat e, al contempo, la capacità di quest’ultima di fidelizzare i clienti attorno al proprio portafoglio d’offerta.

L'affermazione di Red Hat trova riscontro nella spesa per sistema operativo a livello globale, valutata intorno ai 12 miliardi di dollari, con investimenti ormai assorbiti per più del 50% del valore da Linux, che nel corso del 2017 ha superato Windows. Come si evince del grafico questa tendenza sembra destinata ad ampliarsi ulteriormente con una sempre maggiore concentrazione degli investimenti in area Linux che avviene contestualmente alla progressiva affermazione di un ambiente ibrido on e off premise.

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“L’obiettivo è, quindi, espandere l’offerta Linux per riuscire ad avere un portafoglio completo da un punto di vista infrastrutturale coerente con gli obiettivi di trasformazione delle aziende. Ancora più importante, ed è quanto emerge dalla nostra conversazione quotidiana con i clienti, è che siamo riconosciuti come un consulente strategico. Quando un’azienda pensa seriamente alla trasformazione digitale pensano a Red Hat. In base all’esperienza acquisita nei differenti mercati. siamo in grado orientare e consigliare i clienti”.

Due i mercati che si dimostrano più reattivi all’innovazione, il mondo finanziario e le telco. “Sono mercati soggetti a una forte competizione in cui emerge chiaramente una richiesta di innovazione e sviluppo di nuove tecnologie. Per le telco si assiste a una fortissima trasformazione dove la virtualizzazione software defined dell’infrastruttura di rete testimonia della transizione da telecommunication provider a communication service provider. E questo succede in ogni singola area geografica. Il nostro ecosistema di partner ci permette poi di indirizzare il più ampio mercato delle medie aziende, dove anche in Italia abbiamo acquisito una presenza significativa".

Per Isnard sono quattro le motivazioni principali all’adozione dell’open source: “Creazione di nuovi servizi e applicazioni, riduzione di costi, time to market e gestione del rischio. Ciascuno di questi fattori alimenta la propensione all’open source. Una scelta, quest’ultima, che oggi può essere presa in considerazione con sempre maggiore fiducia nella consapevolezza che, nel caso di Red Hat, il sourcing tecnologico è ormai ampiamente diffuso e differenziato, sia nella dimensione public cloud, sia nella dimensione private cloud”.
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