Cresce l’influenza strategica dei Cio

Cresce l’influenza strategica dei Cio

Un nuovo studio realizzato da Kpmg fa il punto sul ruolo dei responsabili informatici nell'era della trasformazione digitale.

di: Redazione ImpresaCity del 05/07/2017 18:20

Enterprise Management
 
Navigating Uncertainty è il titolo di un nuovo studio realizzato da Kpmg e Harvey Nash, solo ruolo dei Cio all'interno delle proprie organizzazioni, con particolare attenzione all'innovazione legata alla trasformazione digitale e al tema della sicurezza.
Un primo dato significativo riguarda il fatto che due Cio su tre facciano parte dei comitati esecutivi delle proprie aziende. Sette su dieci hanno la sensazione che il ruolo sia divenuto più strategico e la presenza negli organismi decisionali e due volte più significativa rispetto a dieci anni fa.
I Cio stanno sempre più investendo nell'innovazione e nel lavoro digitale. Il 90% delle imprese ha l'intenzione di mantenere o aumentare gli investimenti nell'innovazione per il 2017, mentre la metà ha dichiarato di essere già in fase di sviluppo di piattaforme tecnologiche più flessibili, per anticipare meglio i cambiamenti. Il lavoro digitale è uno dei perni dell'evoluzione e il 34% dei Cio sta investendo in questa direzione.
Un'impresa su quattro dispone ormai di un Chief digital officer e il dato è ancora più importante nelle grandi imprese.  in compenso, solo il 10% dei Cio è di sesso femminile e il ritmo di crescita appare ancora lento. Prevale un certo allarme sul reperimento di competenze specifiche, con gli specialisti di Big Data che restano il profilo più ricercato e quelli legati alle architetture aziendali che registrano il più rapido tasso di crescita (26% rispetto al 2016).
Infine, un terzo dei Cio ha dichiarato di aver dovuto affrontare una violazione della sicurezza informatica nel corso degli ultimi due anni. Solo il 21% ha dichiarato di essere tranquillo rispetto alla capacità della propria organizzazione di far fronte a un cyber attacco. Inoltre, il 47% ha citato le minacce interne come causa principale di preoccupazione, contro il 40% rilevato nello stesso studio realizzato lo scorso anno.
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