Red Hat, l’open source è il motore dell’innovazione

Cresce la rilevanza dell’open source, e, in particolare, quella di Red Hat in questo mercato. Ne parlano i manager Red Hat – Gianni Anguilletti, Rodolfo Falcone e Giorgio Galli. Il punto sulle ultime novità di prodotto e sulla strategia aziendale nel 20esimo anno di Red Hat Enterprise Linux, in uno scenario in forte trasformazione che traguarda mondi ibridi

Autore: Barbara Torresani

20 anni fa nasceva Red Hat Enterprise Linux, il sistema operativo targato Red Hat, l’azienda che ha scritto la storia del mercato Open Source, oggi sempre più al centro dei processi di trasformazione di molte organizzazioni a livello mondiale.

Un anniversario celebrato di recente con il management italiano di Red Hat, Gianni Anguilletti, Vice-President Med Region (nella foto a destra), Rodolfo Falcone, Country Manager, Red Hat Italy (a sinistra) e Giorgio Galli, Manager Sales Specialist & Solution Architect Team, Red Hat Italy (in centro) - in un momento in cui si è fatto il punto sull’andamento dell’anno in corso e sulle principali novità presentate durante il Red Hat Summit, l’evento mondiale annuale di riferimento per l’intero ecosistema di clienti e partner, tenutosi a maggio.Esordisce Gianni Anguilletti, inquadrando lo scenario di mercato: “Il modello di sviluppo Open Source si sta rivelando il carburante dell’innovazione digitale e Red Hat è sempre più rilevante nel mercato a tal punto da attrarre un interesse sempre più crescente, anche alla luce delle ultime novità di prodotto annunciate al Red Hat Summit.”
Un modello di sviluppo quello Open Source sempre più baricentrico nei processi di innovazione digitale come diretta conseguenza della forza dei grandi numeri e della collaborazione: “In questo mondo le buone idee vengono notate, e, attirando una certa massa critica, si trasformano in tecnologie consolidate attraverso la collaborazione e l’interazione di un numero significativo di sviluppatori che appartengono a realtà e mondi diverse. Un modello che sta rafforzandosi in quei domini in cui storicamente ha fatto la differenza – servizi finanziari, mondo assicurativo, pubblica amministrazione, telco – ma che sta accelerando la sua adozione in settori più tradizionali come manifatturiero, energy, utility, retail e trasporti", prosegue Anguilletti.Un modello la cui validità passa anche dai numeri: 32 mila linee di codice aggiunte settimanalmente al kernel (il nucleo centrale) di questo sistema operativo, così come 500 contribuzioni (sviluppi e migliorie) apportate ogni giorno e 10 mila malfunzionamenti identificati e corretti in modo efficiente e tempestivo. Numeri che testimoniano concretamente che l’open soruce è sempre più elemento abilitante la trasformazione digitale. Un modello altresì alla base dei principali temi di successo in progetti di trasformazione e innovazione digitale come Big Data, Cloud Computing, Edge Computing, Artificial Intelligence, Machine Learning, IoT, Mobile, container,“Le tecnologie che stanno facendo la parte del leone in queste aree tematiche molto spesso sono concepite secondo il modello open source: Linux per quanto riguarda il sistema operativo, Android per il mobile, Kubernates per i container, ...”, enfatizza Anguilletti.Red Hat al centro dell’open source

In questo scenario Red Hat gioca un ruolo da protagonista con la sua storia di 27 anni di open source, vendor che vede accrescere la sua rilevanza sul mercato di giorno in giorno: “Le aziende necessitano sempre più di un referente, un’entità che consenta loro di sfruttare al meglio l’innovazione generata secondo il modello open source per gli ambiti più sofisticati. Una rilevanza ben espressa dalla missione aziendale del vendor: Red Hat presta migliaia di dipendenti affinché collaborino con le comunità allo sviluppo e ottimizzazione di tecnologie nel mondo open source e dall’altra integra questi progetti con funzionalità aggiuntive ma, soprattutto, le stabilizza sottoponendole a una serie di stress test in modo da poterle rilasciare e proporre ai clienti con le corrette garanzie in ambienti mission e business critical. Un ‘cappello’ più ingegneristico quest’ultimo affinché queste tecnologie possano essere corredate di tutte quelle garanzie necessarie alle aziende per sfruttare qualsiasi tipo di piattaforma per le loro iniziative di business per innovare, attrarre nuovi clienti, fronteggiare la concorrenza delle digital company, ridurre il time to market nonché i costi”, afferma Anguilletti.E’ in questa logica che Red Hat sta continuando a investire su tre principali aree a maggior potenziale per i clienti, capisaldi del vantaggio competitivo di un’azienda, in quanto in grado di garantire loro velocità, scalabilità e sicurezza:

Va da sé che Red Hat sia sempre più nel radar di clienti e partner che puntano ad avere successo nelle loro iniziative di business, come, per esempio, solo per citarne alcuni: Credit Agricole, il Ministero della Giustizia israeliano, e ABB, colosso multinazionale nel settore industriale, per sviluppare applicazioni e per containerizzare nuove tecnologie e dare ulteriore impulso alle attività di automazione. Sul versante delle partnership inoltre si sono rafforzate le relazioni con partner come Accenture con cui Red Hat collabora all’iniziativa ‘Cloud First’, con Microsoft sulla piattaforma Azure; e anche con Kyndryl, Ericsson, e General Motors (in questo ultimo caso l’obiettivo è trasformare ogni automobile in un ‘server a quattro ruote’.La proposta tecnologica

Giorgio Galli, Manager Sales Specialist & Solution Architect Team, Red Hat Italy insiste sull’equazione Open Source - innovazione e racconta le più recenti novità di prodotto.

A supporto il manager cita alcuni numeri della recente survey ‘The State of Enterprise Open Source 2022’ che fotografa l’utilizzo dell’open source a livello enterprise: Oggi l’82% dei leader IT preferisce lavorare con vendor che abilitano le loro soluzioni attraverso l’open source; oltre a ciò, questi leader IT si aspettano di incrementare l’utilizzo dell’enterprise open source all’interno delle loro organizzazioni in relazione alle tecnologie emergenti. Prediligono tale modello di sviluppo in quanto consente loro di accedere all’innovazione (77%) e in quanto strumentale per implementare l’hybrid cloud (77%)".
Ma quali tecnologie vogliono portare a bordo? Innanzitutto i container, quest’onda che sposta l’attenzione dalla virtualizzazione all’edge computing come area di maggior investimento, ma anche tecnologie per sviluppare applicazioni di machine learning/intelligenza artificiale e serverless per l’efficientamento delle risorse non solo applicative.

Tutte traiettorie seguite da anni da Red Hat per supportare le organizzazioni clienti nei loro percorsi di trasformazione di infrastrutture e applicazioni verso modelli open hybrid cloud, per capitalizzare gli investimenti effettuati e trasformarli in modelli cloud, estendendoli a cloud pubblici e hyperscaler.In profondità nell’offerta

Una proposta tecnologica sempre più estesa alla cui base rimane RH Enterprise Linux (RHEL), elemento centrico, da cui numerose tecnologie aziendali ereditano molte funzionalità, a livello di sicurezza e container. La strategia aziendale oggi prevede l’estensione di RHEL dal cloud all’edge: “Edge che non deve essere visto come elemento a sé stante, ma come parte integrante della strategia dell’hybrid cloud: non solo on prem/data center, ma anche cloud pubblico ed estensione all’edge”, chiarisce Galli.
Sopra questi livelli si posiziona la componente relativa alla piattaforma, che disaccoppia la parte infrastrutturale da quella applicativa, identificabile in Red Hat OpenShift, la container platform, o meglio la ‘platform as a service’ del vendor fruibile in modo molto semplice sia per chi la utilizza (gli sviluppatori) che da chi deve gestirla.
Al di sopra della piattaforma basata su container vi è poi lo strato di sviluppo open source che riguarda il passaggio delle applicazioni tradizionali a quelle cloud native, afferenti la tecnologia microservizi. Oggi con i clienti si discute anche di architetture event driven e serverless nonché on prem. Quelle che Red Hat chiama Application Services”. Tecnologie su cui Red Hat ha investito per renderle disponibili in modalità managed, ovvero come servizi, su principali hyperscaler come AWS, Microsoft, IBM e Google.
E, ultima, ma non meno importante, la componente di automazione, fondamentale in uno scenario di open hybrid cloud: “Automazione come elemento strategico nell’evoluzione infrastrutturale e applicativa”, rimarca Galli.Galli declina quindi le principali novità del Red Hat Summit:

La versione 9 di RHEL estende diverse funzionalità e rafforza la posizione sul mercato del sistema, introducendo il supporto di architetture hardware ARM, che va ad aggiungersi ai sistemi X86, Power, ... Una disponibilità non solo on premise ma anche su piattaforme di cloud provider come AWS, per esempio anche su tematiche di HPC.

E, come detto, da citare la distribuzione RHEL non solo al cloud ma anche all’edge: “RHEL rappresenta una distribuzione snella che permette di indirizzare casi in cui c’è la necessità di avere un footprint molto leggero e una governance per automatizzare le attività anche in un ecosistema edge, per fornire zero touch provisioning e molto altro”, dettaglia Galli. In chiave edge è da leggersi la partnership siglata con General Motors per portare tecnologie open source RHEL in un progetto di In-Vehicle OS, una piattaforma su cui saranno rilasciate le applicazioni per il parco auto di General Motors, come autonomous driving, infotainment, body control, connettività… "con l’obiettivo di avere una piattaforma sicura in grado di rilasciare nuove funzionalità in modo molto più veloce, accelerando il time to deliver", spiega Galli.

L’evoluzione della piattaforma aperta e multicloud, in grado di disaccoppiare la parte infrastrutturale da quella applicativa senza creare lock in, oltre alla possibilità di essere installata ovunque – fisico, virtuale, cloud pubblico, …– prevede il rilascio in modalità ‘managed’,: “Significa che la piattaforma è erogata in modalità di servizio gestito direttamente dagli hyperscaler”, spiega Galli. La piattaforma container quindi è oggi disponibile direttamente sui principali cloud provider con il vantaggio che il cliente non deve concentrarsi sulla sua installazione, configurazione e gestione ma la utilizza direttamente come servizio, mentre la parte infrastrutturale è demandata agli hyperscaler e alla stessa Red Hat”.

Oggi le organizzazioni tendono a modernizzare le applicazioni esistenti o a riscriverle in modalità’ cloud native’. In questo secondo caso Red Hat mette in campo i Web Application Services – con framwork per sviluppare le applicazioni, API management, integration, … “RH Openshift su cloud provider prevede il rilascio di servizi gestiti per sviluppare applicazioni cloud native come API Management, così come Kafta per scrivere applicazioni event driven,” chiarisce Galli.

E in uno scenario cloud l’automazione passa dall’essere un elemento ‘nice to have’ all'essere un ’must to have’. Un’automazione non più a silos – dell’infrastruttura, della rete, del cloud, della sicurezza, … ma un’unica tecnologia open source che indirizza tutti questi scenari e casi d’uso. E Ansible Automation Platform è la risposta Red Hat, con una serie di funzionalità per rendere più fruibili e certificati asset per automatizzare in ambienti Linux, Unix, network, sicurezza, … Un piattaforma rilasciata come servizio anche nel marketplace Azure, senza la necessità di configurare la tecnologia.

In quest’ambito si rafforza la partnership di Red Hat con il global system integrator Kyndryl che già gestisce oltre 500 mila end point attraverso Ansible, estendendone l’utilizzo. Oltre a ciò è stato messo in piedi un Ansible Innovation Center per studiare nuovi casi d’uso al fine di indirizzare il tema dell’automazione in modo congiunto.La vista italiana

Rodolfo Falcone inquadra lo spaccato italiano, citando numeri, partnership e attività.
Si parte dal mercato: “Il Fondo Monetario Internazionale ha fotografato una crescita del 6.1% a livello mondiale nel 2021 e del 6.6% in Italia. Le previsioni per il biennio successivo indicano un deciso rallentamento, pur rifermendosi a numeri che rimangono positivi: +3.6% a livello mondiale e 2.3% in Italia nel 2022, 3.6% e 1.7% nel 2023”. In uno scenario generale caratterizzato da un andamento in rallentamento la nota positiva per l’Italia viene dall’iniezione di investimenti provenienti dal Recovery Found/PNRR che destina 42 miliardi all’IT in 167 progetti, di cui 8 miliardi da utilizzare nel corso del 2022 in digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo. Tutti ambiti in cui Red Hat è molto presente in progetti di cloud computing & Edge, AI, quantum & fotonica, robotica, trasformazione additiva, 5G e Big Data: Si tratta di fondi e investimenti che vanno nella direzione del cambiamento, della Trasformazione Digitale – commenta Falcone. Il PNRR sta dando un forte impulso all’Italia, dove notiamo che la PA rappresenta il motore dell’innovazione; un mercato molto vivace con livelli di interlocuzione molto elevati. Il finance traina la trasformazione e sta accelerando a differenza del mercato assicurativo che procede un po’ a rilento. L’Energy ha un andamento a macchia di leopardo, con alcune aziende virtuose che innovano e altre più stagnanti”.In questo disegno, nel 2021 la spesa del mercato digitale italiano ha raggiunto i 75,3 miliardi di euro, in crescita del 5,3%. Le previsioni di crescita per i prossimi 4 anni sono del +3.6%, +4.2%, +5.7%, 6.3%: “Un mercato digitale quindi che cresce quasi il triplo del mercato italiano, in cui il cloud raappresenta la tecnologia più dinamica, come abilitatore trasversale dei progetti di trasformazione digitale e in cui si afferma sempre più il modello Hybrid Cloud, anch’esso caratterizzato da un tasso di crescita positiva a due cifre, che costituisce il modello a cui tendere. Nel digital market italiano l’hybrid cloud rappresenta oltre il 70% del mercato, ed è la declinazione cloud su cui appunto Red Hat basa la propria strategia”, commenta Falcone.Il country manager cita alcuni tra i principali clienti italiani che hanno scelto Red Hat per le loro scelte trasformative. E’ il caso di Intesa San Paolo che ha consolidato e standardizzato tutta la gestione della sua infrastruttura tecnologica facendo leva su RHEL, utilizzandolo non solo come semplice sistema operativo ma come vera e propria piattaforma: “Innovazione, container, governance e gestione avanzata con rilascio continuo di applicazioni. RH rende l’infrastruttura multicloud, consentendo di spostare e gestire applicazioni senza impatti e un elevato grado di flessibilità".
Da parte sua BPER Banca ha scelto Red Hat come abilitatore del suo percorso di trasformazione, riconoscendo nel vendor non più un fornitore di soluzioni ma un ‘trusted advisor’ in grado di accompagnare l’istituto bancario nell’adozione di paradigmi tecnologici moderni e innovativi al fine di attivare un percorso di consolidamento dei data center nel cloud, semplificando la tecnologia esistente.
INAIL invece si è rivolta a Red Hat per smaterializzare l’intera infrastruttura realizzandone una di stampo ‘hybrid cloud’ grazie all’impostazione open source, facilitando l’estensione dell’on premise verso il cloud, mantenendo un’univocità di processi, competenze, risorse utilizzate e un’apertura alla collaborazione con altri vendor.
Clienti ma anche partner che scelgono Red Hat: “Tutti i più importanti partner italiani si sono riorganizzati per offrire e avere la proposta Red Hat a portafoglio”, sottolinea Falcone. Il riferimento va soprattutto a system integrator, globali e locali “alcuni hanno dalle 50 alle 100 persone certificate sulla nostra tecnologia”, dice il manager. Tra quelli locali Engineering, Lutech, Mauden, R1, Gruppo Project, VAR Group, …”aziende che hanno spostato il loro focus dai sistemi hardware al software in chiave open source in quanto ne hanno intercettato le enormi opportunità di business tutte da cogliere e indirizzare”. Così come i cloud provider italiani Aruba.it, brennercom, Cineca, Fastweb, Leonardo, ... - che hanno portato Red Hat sul loro marketplace per proporlo in abbinata alla loro proposta cloud”, prosegue Falcone.

Uno scenario carico di opportunità in cui però mancano le competenze: “Un gap che deve essere necessariamente colmato, acuitosi durante la situazione pandemica”, dice Falcone. Un tema caro a Red Hat impegnato in questo senso su vari fronti: uno è quello della formazione ai partner: “Per accrescere e supportare la loro formazione abbiamo deciso di rendere gratuiti buona parte dei training a loro dedicati”, conclude Falcone.


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